Passeggiare è bellissimo ed è un’attività che faccio quasi ogni giorno.
Passeggio al parco, vado ai giardini di fianco a casa, mi sposto verso il lago o altre zone quando posso; passeggio anche in città nei quartieri più tranquilli.

Mi piace osservare i luoghi, vedere che vita c’è, chi ci abita; mi piace cogliere i colori, i suoni e i profumi degli spazi che percorro camminando.

Mentre cammino, anche i pensieri si muovono. Quando passeggio nella natura, ad un certo punto mi accorgo che il mio ritmo e il mio respiro si accordano con l’ambiente che mi circonda, ed è li che mi dico: “Che bello! Come mi sento bene ad andare in questo modo!”

 

Un modo lento e attivo allo stesso tempo, come quello degli alberi, che svolgono la loro vita con serenità. Metaforicamente parlando, sanno chi sono e qual è il loro ruolo.
Anche gli animali tengono questo ritmo, questa andatura dolce e attenta a ciò che fanno, a ciò che gli sta intorno, sia per motivi di sopravvivenza, sia per curiosità.

E allora mi chiedo: “perché non vivere tutti seguendo questo esempio? Perché non proviamo davvero tutti a vivere in modo dolce e attento, lento e attivo?
La Vita accade sempre e comunque. Basta pensare al periodo di quarantena vissuto: la Natura ha fatto comunque la sua vita, indipendentemente da noi.

La nostra società ha corso; si è affannata, affaticata, sforzata per correre sempre più forte. Si è concentrata così tanto per andare veloce che non si è nemmeno resa conto di essere e di vivere.

Naturalmente, in generale, perché ci sono già tante persone che da tanti anni hanno deciso di non partecipare più alla maratona e hanno provato a raccontarlo agli altri, ma invano. Quindi, lo racconto anche io; “repetita iuvant”, dicevano i latini.

Correre verso dove? Correre per quale motivo? Correre per fare sempre di più ha un senso? E…fare che cosa? E l’essere, dove lo mettiamo in tutta questa frenesia?

Se ci dimentichiamo di essere, tutto il resto perde di significato, poiché manca la presenza, la nostra presenza, la nostra essenza. Per vivere, fare esperienza, dare valore a ciò che siamo e abbiamo, per creare dobbiamo Essere. Essere noi, Essere umani.

La corsa continua, alla fine, allontana sempre di più dal punto di partenza, fino a perderlo completamente di vista e, quasi, a dimenticarlo.

Se ognuno di noi rallenta, seguendo il suo ritmo, ascoltando il suo respiro, essendo sé stesso, non ci sarà più bisogno di immergersi (o forse scappare) nella Natura per ritrovare calma e tranquillità, perché tutti noi, insieme, saremo come gli alberi nei boschi – e ognuno libero di essere l’albero che preferisce.

Rallentare ci permette di osservare maggiormente il mondo che ci circonda e noi stessi. Essere ci consente di capire chi siamo e di conoscerci nel profondo. Così facendo, anche le nostre relazioni saranno più felici, le nostre scelte e le nostre azioni ne trarranno beneficio, in quanto prese con maggiore attenzione, presenza. Essere ci rende più forti davanti agli imprevisti e nella quotidianità.

Per Essere non c’è bisogno di stravolgere niente; si comincia poco a poco, ognuno con i propri tempi. E a mano a mano che proviamo questa nuova sensazione (per me, è benessere puro), quando saremo presenti, quando saremo noi stessi, ci piacerà così tanto che ci verrà spontaneo continuare.