La settimana scorsa stavo ascoltando un reportage, in cui era protagonista una signora filippina che raccontava perchè aveva deciso di lasciare le Filippine quando era giovane e di venire a vivere in Italia, dove vive ancora oggi.

Quando le chiesero – un classico! – cosa le mancava maggiormente del suo paese, la signora rispose: “Il sorriso della gente. Quando vedi per strada le persone sorridenti, poi sorridi anche te”. 

Questa frase mi colpì molto, perché è vera. Il sorriso della gente è una cosa che manca anche a me.

Quando sono in giro, è un’impresa ardua incontrare delle persone che sorridono; non importa che io sia in città, in paese, in un negozio o a fare la spesa. I visi che incrocio sono seri, nel migliore dei casi, hanno sguardi sospettosi o arrabbiati, nel peggiore dei casi.
C’è, naturalmente, una vasta gamma di sfumature nel mezzo, ma nessuna di queste, comunque, comprende il sorriso. Sono visi che esprimono sentimenti ed emozioni poco piacevoli, sono visi che non invitano al saluto o all’incontro, piuttosto a cambiare lato della strada.

Sembra quasi che abbiano paura; ma paura di cosa?
Paura di essere visti? Paura di essere salutati? Paura di avere una giornata piacevole? Paura di sembrare persone socievoli?

Ho l’impressione, a volte, che ci sia tensione nell’aria, che le persone non siano rilassate.
E’ vero che mi si può dire che è difficile rilassarsi con tutte le cose che ci sono da fare, ma non credo che sia questo il motivo. Penso che ci sia ben altro, che riguarda il modo con cui ci approcciamo alla vita.

Non sono un’esperta di come sia la vita nelle Filippine – credo non facile e non pacifica – e nemmeno intendo fare un paragone, perché ogni area geografica è unica e il suo stile di vita dipende da tantissimi fattori. Piuttosto mi chiedo: ma è così difficile sorridere, almeno qua dove vivo io (scrivo dal nord Italia)? Se guardo l’ambiente in cui mi trovo, posso dire: c’è tutto, non manca niente. La natura è rigogliosa, ci sono fiumi e laghi in quantità, il clima è piacevole, ci sono posti meravigliosi, il cibo c’è in abbondanza (ed è anche squisito), le persone sono tante, le risorse pure….ma allora, perché non sorridere? 

Anche a me è capitato di uscire di casa con la faccia rabbiosa, come tutti. C’è la giornata iniziata con il piede storto, c’è il giorno che diluvia e l’umore si fa nero perché si voleva fare un picnic o perché il cielo rimane grigio a lungo, ma questi sono solo eventi esterni, che non possiamo decidere e che non determinano al 100% la qualità della nostra giornata.
Anzi, sorridere in giorni come questi è un ottimo rimedio, perché il morale aumenta e, soprattutto, il sorriso è contagioso e lo si espande intorno a noi.

E così, io sorrido. Sorrido indipendentemente da tutto, o comunque ci provo. Sorrido perché è un nuovo giorno ed io ho la possibilità di viverlo.
Sorridere mi rende più felice, mi rilassa, mi fa sentire meglio anche fisicamente, e mi sembra di essere più soddisfatta della giornata.
I bambini, per esempio, sorridono tantissimo e sono felici.

Non c’è bisogno di avere ancora l’età bambina per sorridere; abbiamo tutti il nostro bambino interiore; abbiamo tutti voglia di ridere e di vivere con gioia, anche se forse non ne siamo così consapevoli e ce ne dimentichiamo per via dello stile di vita che conduciamo, pieno di un sacco di cose inutili, che ci danno poco o nulla sul piano dei sentimenti.

I sentimenti, invece, così come le emozioni, sono molto importanti, ci rendono umani, ci fanno sentire vivi, sono esperienze di vita, anche quotidiana.
E con il sorriso coloriamo la nostra quotidianità, la rendiamo più piacevole, più leggera. Più bella e più spensierata.